{"id":"jezyk-wloski-2016-maj-matura-rozszerzona/zad/6","paper_id":"jezyk-wloski-2016-maj-matura-rozszerzona","number":"6","points":5,"ptype":"closed","subject":"jezyk-wloski","category":"matura","year":2016,"month":"maj","level":"rozszerzona","text":"Zadanie 6. (0-5)\nPrzeczytaj dwa teksty związane z tematem konwersacji. Z podanych odpowiedzi\nwybierz właściwą, zgodną z treścią tekstu. Zakreśl literę A, B, C albo D.\nTekst 1.\nCONVERSAZIONE, DOVE SEI?\nLa scuola di scrittura Omero ha organizzato, lo scorso 16 novembre alla Casa\ndelle Letterature di Roma, un incontro con il poeta Valentino Zeichen dal titolo: “L’arte\ndella conversazione”. Secondo il poeta, una società che conversa è una società sviluppata. Ma\nnella società italiana, nei suoi mass media, nella vita quotidiana piena di tecnologie, il dialogo\nè scomparso. Scomparso dagli incontri di tutti i giorni, dal cinema e dalla televisione.\nNei romanzi moderni i dialoghi assomigliano piuttosto a dei monologhi. “È questo il sintomo\ndi un impoverimento sociale. La gente non sa più dialogare”, ha detto il poeta e davanti\na cinquanta allievi della scuola di scrittura Omero ha giocato con i partecipanti sfidandoli\na conversare su argomenti che gli ha imposto ed a commentare e giudicare i risultati di tale\nconversazione. “L’idea di questo gioco”, ha spiegato Zeichen, “è di riscoprire le regole della\nbuona conversazione”. Rivolgendosi al pubblico, Zeichen ha quindi descritto l’importanza\ndel dialogo.\nIl vero dialogo è possibile tra amici, parenti, compagni ma anche, e soprattutto, tra due\npersone sconosciute. Bisogna ricordarsi che la lingua non è solamente lo strumento\nper trasmettere informazioni. Nel dialogo si tratta di uno scambio di esperienze e di opinioni.\nComunque secondo Zeichen, il dialogo non deve nascere sempre da ciò che ci interessa, ma\nanche da ciò che non ci interessa. E non deve richiedere nemmeno la buona conoscenza\ndell’argomento trattato. L’unica esigenza è la disponibilità di “aprire l’orecchio e la mente”\nalle parole dell’altra persona, per capire ciò che pensa e ciò che vuole. Infatti, il dialogo ha\nbisogno della curiosità per le opinioni degli altri. Ecco perché quando due persone conversano\nvi è il rischio di parlare senza dare al nostro interlocutore la possibilità di esprimersi.\nA questo punto Zeichen ha scelto dal pubblico delle persone che poi si sono sedute\nattorno a un tavolo per conversare su temi quali “I controlli dei carabinieri nei ristoranti\ncinesi”, “La scoperta di topi nelle conserve può danneggiare l’interesse per la cucina\nmultietnica?” o “Perché la frutta che acquistiamo non matura più?”. Alla fine il pubblico\nè stato invitato a indicare quale tipo di domanda favoriva la conversazione. Si è rivelato che\nle domande aperte e generiche permettono lo sviluppo del dialogo, invece quelle troppo\nprecise no. La conclusione finale è stata che non importa di che cosa si parla, ma come\nlo si fa. Insomma che ogni conversazione permette di conoscere un’altra persona a patto che\nrispettiamo le leggi di quest’arte.\nadattato da: www.omero.it\nMJW-1R\n6.1. Nel primo paragrafo possiamo sapere che Zeichen ha chiesto alle persone in aula di\nA. formulare una proposta per una conversazione interessante.\nB. presentare le differenze tra il dialogo e la conversazione.\nC. scrivere un dialogo tipico per un romanzo moderno.\nD. discutere sui temi da lui indicati.\n6.2. Nel secondo paragrafo l’autore\nA. critica le opinioni del pubblico.\nB. offre la ricetta del dialogo riuscito.\nC. sconsiglia di parlare di esperienze personali.\nD. spiega i vantaggi della conversazione con gli sconosciuti.\n6.3. Quale potrebbe essere il titolo dell’ultimo paragrafo?\nA. La cultura multietnica influisce sullo sviluppo della lingua.\nB. L’arte di convincere le persone con cui discutiamo.\nC. La scoperta delle regole della conversazione.\nD. L’autocontrollo durante gli incontri ufficiali.\nMJW-1R\nTekst 2.\nUN INCONTRO\nNello scompartimento c’è solo un posto libero, di fronte a una ragazza. Ha la faccia triste,\nsembra quasi che stia per piangere. Magari non è vero, forse è la sua espressione normale.\nPerò dopo si alza a guardare il tramonto del sole sul golfo con uno sguardo fisso, tale che non\nho più alcun dubbio. Di fronte alla malinconia bisogna darsi da fare. Quando lei si siede\ndi nuovo, apro una cartellina e metto a posto le mie cose. In realtà giro tre o quattro fogli\nperfettamente bianchi, tenendo la testa bassa. Intendo essere chiaro: le mando segnali che non\nvoglio parlare e nessuno può disturbarmi. Però dopo una mezz’ora non ho più resistito.\nHo chiuso la cartella e ho sollevato la testa. Lei ha detto subito: “Tu che cosa studi?”\nHo sorriso senza rispondere, quasi non capissi la lingua. Lei ha insistito.\nLei ha bisogno soprattutto di essere ascoltata, e basta che io ogni tanto sorrida, e dica\n“Sì”, “No”. Ha parlato di questa città, di come è, secondo il suo parere, “meravigliosa\ne invivibile”, di posti che avrei dovuto vedere. Non so in che modo ha cominciato a parlare\ndel cinema americano che non mi interessa affatto, e ha fatto un generale ripasso della sua\nstoria. Guardo il bicchiere di carta che ha in mano, nel quale, quando è passato l’uomo delle\nbibite, si era fatta mettere tre caffè. Beve, e continua a parlare saltando da un argomento\nall’altro. A un certo punto ho pensato: “Forse è possibile fingere di scendere alla prossima\nstazione”. L’ho pensato lentamente e intanto lei è passata ai libri, ha raccontato due o tre\nromanzi di Victor Hugo. Poi ha cominciato a parlare dei libri che voleva leggere. Dice: “Non\ncredi che bisogna conoscere Nietzche?”. Oh, come dirle che mi è indifferente? E proprio\nquando ho pensato che ero stufo, lei ha fatto un attimo di pausa, imprevedibile. Ho chiuso gli\nocchi; sto così. Mi dispiace un po’ e penso che è solo un trucco momentaneo; ho bisogno di\nqualche minuto di silenzio. Forse qualcuno dello scompartimento potrebbe sostituirmi. Dopo\nho pensato: “Adesso va meglio, adesso posso riaprirli”. Ma è stata l’ultima cosa che\nho pensato prima di cadere nel sonno.\nadattato da: Lo stadio di Wimbledon, Daniele Del Giudice, pp. 40-41\n6.4. Nel momento in cui la ragazza torna al suo posto, il narratore\nA. fa finta di essere occupato.\nB. guarda fuori dalla finestra.\nC. la fissa dritto negli occhi.\nD. risponde al suo saluto.\n6.5. Dal secondo paragrafo possiamo sapere che l’autore del testo\nA. fa alcune domande alla ragazza.\nB. è annoiato dalle chiacchiere della ragazza.\nC. ascolta affascinato il racconto della ragazza.\nD. trova molti argomenti in comune con la ragazza.\nPRZENIEŚ ROZWIĄZANIA NA KARTĘ ODPOWIEDZI!\nMJW-1R","answer":null,"answer_text":"6. Rozpatrując zgodność tezy z treścią pracy bierze się pod uwagę jej zgodność\nz rozwinięciem wypracowania.","solution":null,"image":"img/jezyk-wloski-2016-maj-matura-rozszerzona/zad-6.webp","solution_image":null,"topics":null,"page_from":6,"source":"ocr","answer_source":null,"answer_text_source":"ocr","solution_source":null,"text_source":"ocr","source_label":"Język włoski · Matura · maj 2016 (rozszerzona)","subject_label":"Język włoski","category_label":"Matura","text_html":"<p>Zadanie 6. (0-5)<br>Przeczytaj dwa teksty związane z tematem konwersacji. Z podanych odpowiedzi<br>wybierz właściwą, zgodną z treścią tekstu. Zakreśl literę A, B, C albo D.<br>Tekst 1.<br>CONVERSAZIONE, DOVE SEI?<br>La scuola di scrittura Omero ha organizzato, lo scorso 16 novembre alla Casa<br>delle Letterature di Roma, un incontro con il poeta Valentino Zeichen dal titolo: “L’arte<br>della conversazione”. Secondo il poeta, una società che conversa è una società sviluppata. 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Nel dialogo si tratta di uno scambio di esperienze e di opinioni.<br>Comunque secondo Zeichen, il dialogo non deve nascere sempre da ciò che ci interessa, ma<br>anche da ciò che non ci interessa. E non deve richiedere nemmeno la buona conoscenza<br>dell’argomento trattato. L’unica esigenza è la disponibilità di “aprire l’orecchio e la mente”<br>alle parole dell’altra persona, per capire ciò che pensa e ciò che vuole. Infatti, il dialogo ha<br>bisogno della curiosità per le opinioni degli altri. Ecco perché quando due persone conversano<br>vi è il rischio di parlare senza dare al nostro interlocutore la possibilità di esprimersi.<br>A questo punto Zeichen ha scelto dal pubblico delle persone che poi si sono sedute<br>attorno a un tavolo per conversare su temi quali “I controlli dei carabinieri nei ristoranti<br>cinesi”, “La scoperta di topi nelle conserve può danneggiare l’interesse per la cucina<br>multietnica?” o “Perché la frutta che acquistiamo non matura più?”. Alla fine il pubblico<br>è stato invitato a indicare quale tipo di domanda favoriva la conversazione. Si è rivelato che<br>le domande aperte e generiche permettono lo sviluppo del dialogo, invece quelle troppo<br>precise no. La conclusione finale è stata che non importa di che cosa si parla, ma come<br>lo si fa. Insomma che ogni conversazione permette di conoscere un’altra persona a patto che<br>rispettiamo le leggi di quest’arte.<br>adattato da: www.omero.it<br>MJW-1R<br>6.1. Nel primo paragrafo possiamo sapere che Zeichen ha chiesto alle persone in aula di<br>A. formulare una proposta per una conversazione interessante.<br>B. presentare le differenze tra il dialogo e la conversazione.<br>C. scrivere un dialogo tipico per un romanzo moderno.<br>D. discutere sui temi da lui indicati.<br>6.2. Nel secondo paragrafo l’autore<br>A. critica le opinioni del pubblico.<br>B. offre la ricetta del dialogo riuscito.<br>C. sconsiglia di parlare di esperienze personali.<br>D. spiega i vantaggi della conversazione con gli sconosciuti.<br>6.3. Quale potrebbe essere il titolo dell’ultimo paragrafo?<br>A. La cultura multietnica influisce sullo sviluppo della lingua.<br>B. L’arte di convincere le persone con cui discutiamo.<br>C. La scoperta delle regole della conversazione.<br>D. L’autocontrollo durante gli incontri ufficiali.<br>MJW-1R<br>Tekst 2.<br>UN INCONTRO<br>Nello scompartimento c’è solo un posto libero, di fronte a una ragazza. Ha la faccia triste,<br>sembra quasi che stia per piangere. Magari non è vero, forse è la sua espressione normale.<br>Però dopo si alza a guardare il tramonto del sole sul golfo con uno sguardo fisso, tale che non<br>ho più alcun dubbio. Di fronte alla malinconia bisogna darsi da fare. Quando lei si siede<br>di nuovo, apro una cartellina e metto a posto le mie cose. In realtà giro tre o quattro fogli<br>perfettamente bianchi, tenendo la testa bassa. Intendo essere chiaro: le mando segnali che non<br>voglio parlare e nessuno può disturbarmi. Però dopo una mezz’ora non ho più resistito.<br>Ho chiuso la cartella e ho sollevato la testa. Lei ha detto subito: “Tu che cosa studi?”<br>Ho sorriso senza rispondere, quasi non capissi la lingua. Lei ha insistito.<br>Lei ha bisogno soprattutto di essere ascoltata, e basta che io ogni tanto sorrida, e dica<br>“Sì”, “No”. Ha parlato di questa città, di come è, secondo il suo parere, “meravigliosa<br>e invivibile”, di posti che avrei dovuto vedere. Non so in che modo ha cominciato a parlare<br>del cinema americano che non mi interessa affatto, e ha fatto un generale ripasso della sua<br>storia. Guardo il bicchiere di carta che ha in mano, nel quale, quando è passato l’uomo delle<br>bibite, si era fatta mettere tre caffè. Beve, e continua a parlare saltando da un argomento<br>all’altro. A un certo punto ho pensato: “Forse è possibile fingere di scendere alla prossima<br>stazione”. L’ho pensato lentamente e intanto lei è passata ai libri, ha raccontato due o tre<br>romanzi di Victor Hugo. Poi ha cominciato a parlare dei libri che voleva leggere. Dice: “Non<br>credi che bisogna conoscere Nietzche?”. Oh, come dirle che mi è indifferente? E proprio<br>quando ho pensato che ero stufo, lei ha fatto un attimo di pausa, imprevedibile. Ho chiuso gli<br>occhi; sto così. Mi dispiace un po’ e penso che è solo un trucco momentaneo; ho bisogno di<br>qualche minuto di silenzio. Forse qualcuno dello scompartimento potrebbe sostituirmi. Dopo<br>ho pensato: “Adesso va meglio, adesso posso riaprirli”. Ma è stata l’ultima cosa che<br>ho pensato prima di cadere nel sonno.<br>adattato da: Lo stadio di Wimbledon, Daniele Del Giudice, pp. 40-41<br>6.4. Nel momento in cui la ragazza torna al suo posto, il narratore<br>A. fa finta di essere occupato.<br>B. guarda fuori dalla finestra.<br>C. la fissa dritto negli occhi.<br>D. risponde al suo saluto.<br>6.5. Dal secondo paragrafo possiamo sapere che l’autore del testo<br>A. fa alcune domande alla ragazza.<br>B. è annoiato dalle chiacchiere della ragazza.<br>C. ascolta affascinato il racconto della ragazza.<br>D. trova molti argomenti in comune con la ragazza.<br>PRZENIEŚ ROZWIĄZANIA NA KARTĘ ODPOWIEDZI!<br>MJW-1R</p>","answer_text_html":"<ol><li>Rozpatrując zgodność tezy z treścią pracy bierze się pod uwagę jej zgodność</li></ol>\n<p>z rozwinięciem wypracowania.</p>","solutions":[]}